
Dal 18 giugno al 18 agosto al Forum di Assago
Per due mesi si scatena il Festival Latinoamericando: dai Caraibi all’Argentina balli, gastronomia, artigianato e mostre
"…era la primavera del 1990; i telefoni non erano ancora portatili. L’America Latina era un continente sognato, mitico e lontano, e la salsa era solo un sugo per la pasta… quando un brillante italo-peruviano, Juan José Fabiani, si mise in testa un’idea fantasiosa: far conoscere il suo continente organizzando a Milano un piccolo Festival di Musica, arte, cucina e artigianato. Così è nato il Festival Latinoamericando, e i coniugi Fabiani continuano ad esserne l’anima e il motore propulsivo, rinnovandolo e portando ogni anno nuove proposte e nuove suggestioni: oggi, con i suoi 2 mesi ininterrotti di concerti e spettacoli nella stessa città, è sicuramente l’appuntamento più importante con l’America Latina non solo per l’Italia, ma per l’Europa. Diciotto anni non sono trascorsi invano; anche grazie al contributo del Festival, tutto quanto fa America Latina ha superato i confini della moda e gli stereotipi per diventare parte della quotidianità anche qui in Italia. I milioni di amanti della musica, dei balli, della cucina e della filosofia di vita, confermano l’integrazione di valori e caratteristiche importati da questi luoghi da sogno e di queste popolazioni lontane ma al tempo stesso così vicine alla nostra “alma latina”. "
IL VILLAGGIO
Oltre 40 stand e botteghe artigiane propongono una variopinta e interessante gamma di prodotti, di stili e forme per tutti i gusti: capi di abbigliamento e tessuti elaborati con telai a mano, oggetti e accessori originali, lavori in ceramica e legno dal gusto esotico, borse e manufatti in cuoio, complementi d’arredo in stile coloniale, inca o azteco, strumenti musicali tipici, giocattoli e oggettistica varia. In ogni Padiglione Ufficiale, dedicato a singoli paesi dell’America Latina, si trovano mostre e oggetti d’arte e d’artigianato unici ed originali.
L’avventura di Oscar Niemeyer attraverso l’ingegneria poetica di Joaquim Cardozo: fotografie, pannelli, schizzi, plastici e disegni, fra cui alcuni originali, filmati e audiovisivi che raccontano il lavoro di un uomo di mestiere, che non ha mai voluto creare l’opera del secolo ma che è riuscito a riempire un secolo con le sue opere.
Está Bien: mostra fotografica sui bambini che lavorano nelle miniere di Potosí e un progetto di solidarietà.
Desafinado. Disegni di Paola Juchem: persone, luoghi e storie tra Brasile e Italia
Arte popolare: Una grande esposizione di oltre 150 mq degli oggetti che fondono gli stili tradizionali dell’arte pre-colombiana al design di avanguardia.
Libreria: una ricca offerta di materiale culturale, con un vasto assortimento di testi tra cui opere di letteratura latinoamericana.
Ristoranti
7 ristoranti per accontentare proprio tutti, da chi ama il pesce a chi va matto per la carne, dai più golosi etradizionalisti ai più curiosi di sperimentare nuovi sapori e abbinamenti. Tutti i locali offrono sceltedi piatti tipici e menù completi con prezzi vantaggiosi, preparazioni sempre attente alla qualità delle materie prime e alle tradizioni gastronomiche, in ambienti allegri e originali, dove si può mangiareassistendo a spettacoli folcloristici o ascoltando ottima musica dal vivo.
ARGENTINA • Campo Argentino
Per provare il tenero asado delle pampas, accompagnato da un buon bicchiere del famoso vino argentino.
BRASILE • Fogo Na Brasa
Imperdibile il rodizio di churrasco con la succulenta carne brasiliana cotta sugli spiedi.
CUBA • Sabor de Cuba
Il morbidissimo maialino alla griglia o le succulente aragoste dei Caraibi cotti e serviti secondo la tradizione cubana, con riso, fagioli e manioca.
ECUADOR • El Idolo
Ottimi i piatti di carne e gustosissimi quelli di pesce accompagnati dal curioso mix di platano y queso.
MESSICO • Mexico 70
Per assaggiare saporite specialità come tacos, burritos e fajitas, accompagnate da guacamole e salse piccanti.
PERÙ • Las Palmeras
Provate lo speziato ceviche di pesce marinato nel limone o il goloso lomo saltado se amate sapori più tradizionali.
VENEZUELA • Churú Merú
Cominciate con qualche arepas e poi fatevi tentare dai particolari piatti a base di carne stufata e sfilacciata.
Prenotazioni: 0245709915
Stuzzicherie
Sono il posto giusto per assaggiare alcuni dei piatti popolari più autentici dell’America Latina sorseggiando bevande tradizionali in un’atmosfera particolarmente coinvolgente e amichevole, dove non ci facciamo mai mancare buona musica e spettacoli dal vivo.
CUBA • Havana Café
SUD AMERICA • Peña Criolla
GIAMAICA • Jamaica Food
Per spuntini veloci
Anche per chi ha voglia solo di un panino o di un pasto veloce non c’è che l’imbarazzo della scelta! Una ampia e gustosa offerta di sandwich tipici, empanadas, piccoli assaggi. Prelibatezze, dolci, bevande e specialità popolari preparate al momento, l’ideale per un rapido spuntino al paso, proprio quello che ci vuole dopo una notte di ballo!
BRASILE • Julinho’s Picanhas
CILE • Fuente de Soda
URUGUAY • La Pulpería
Cocktail-bar
I cocktail più esotici proprio come ve li servirebbero in America Latina, realizzati da barman esperti seguendo le formulazioni originali e le materie prime più autentiche: margarita, caipirinha, mojito, piña colada, pisco sour, tequila boom boom, daiquiri e molti altri!
• Bahia Ecuador
• Copacabana
• La Bodeguita del Medio
• Lemon Bar
• Morgan’s
Disco-bar
Sono locali in cui la musica è protagonista e dove si possono trovare tutti i ritmi della musica latinoamericana, da quelli più scatenati di salsa, merengue e reggaeton, alle note più sofisticate del lounge e del latin jazz.Gli animatori organizzano balli di gruppo e coinvolgono il pubblico in divertenti mini-lezioni di ballo. Anche qui naturalmente l’offerta di bibite, drink e bevande è sempre di prima qualità!
• Salsodromo Latino!
• Bar Brasil
• Matilda Latin Jazz
• Playa Santo Domingo
Salsodromo Latino!
Todos a bailar!
Vietato restare a guardare al Salsodromo Latino! Dove esperti dj, gruppi di animazione e scuole di ballo propongono tutte le sere un intenso e ricco programma che diverte e coinvolge il pubblico al ritmo scatenato di salsa, bachata, merengue, cha cha cha e reggaeton.
Ecco chi ci accompagna a imparare i passi dei migliori balli latini:
- Lunedì: Tropical Gem
- Martedì: Latin Groove
- Mercoledì: Scuola di ballo Rafa Dance
- Giovedì: Latin Hypnotic Dance Company
- Venerdì: Encanto Club Latino
- Sabato: Aloysius Dance gruppo di ballo della discoteca Alcazar di Truccazzano (MI)
- Domenica: da definire
Concerti
giugno:
Musica popolare dal Nord Est del Brasile
Ingresso: 10,00 €
gio 19 Giugno - 21:30 Salsa Romantica
Ingresso: 10,00 €

Mambo y Boleros
Ingresso: 15,00 €
Pop
Ingresso: 15,00 €
Salsa Colombiana
Ingresso: 10,00 €
Nu Bossa
Ingresso: 6,00 €

Reggaeton/Urban
Ingresso: 10,00 €
Salsa
Ingresso: 10,00 €
Bachata
Ingresso: 10,00 €
Salsa cubana
Ingresso: 15,00 €

Salsa Classica/Romantica
Ingresso: 15,00 €
Pop
Ingresso: 10,00 €
Bachata
Ingresso: 6,00 €
Notizie utili
Ladies Night - continua la promozione per le donne: ogni martedì ingresso gratuito fino alle ore 22 (*)escluso eventi speciali
Abbonamento LatinoAmericando per i nostri clienti più fedeli: con l’abbonamento 5x6 il sesto ingresso è in omaggio.
Nel parcheggio consigliato la tariffa è di 2,50€ per ogni vettura: è subito dopo il cavalcavia, basta seguire le indicazioni.
Biglietteria, principali ristoranti e locali accettano pagamenti anche con bancomat e carte di credito
Ritira il Passaporto per l’America Latina! Una grande opportunità: contiene buoni sconto per un valore di oltre 250€, una serie di ‘gratta e vinci’, e la raccolta punti per i premi Latinoamericando. Ritiralo gratis al desk-info!
Lotta alle zanzare: facciamo di tutto per rendere più serene le vostre serate: disinfestazione; impianti di raffrescamento e nebulizzazione; macchine cattura-zanzare; prodotti repellenti gratis al desk info.
E inoltre:
...e molto altro ancora!

A Milano boom dei trentenni single
Un terzo dei giovani vive con mamma e papà
Forse non ha tutti i torti Francesco Aufieri quando dice che nella vita ha scelto di fare due cose ad alto rischio (d'insulti): l'arbitro e il sindacalista. Ha 30 anni, vive con i genitori, guadagna 1450 euro al mese e fa il funzionario nella Cgil. «Sei nel sindacato? In un'organizzazione di massa? Ma dai, mi dicono. Quasi fossi un diverso». In effetti, solo il 10% degli iscritti Cgil ha meno di 35 anni. Aufieri rivendica però di far parte del trasversale popolo degli aperitivi. E confessa: «Vestirei pure Gucci, se solo costasse di meno». I trentenni milanesi, lo dicono gli studiosi, sono individualisti, non fanno generazione e, soprattutto, politicamente non contano granché. Il motivo, secondo Alessandro Rosina, demografo della Cattolica, è semplice: sono pochissimi. A Milano i 30-35enni non arrivano a 115.000. Mentre gli under 35 sono soltanto il 22% dell'elettorato (dunque: 1 su 5). Michele Mariani è un direttore creativo della Armando Testa. Quasi rimpiange gli anni '80. C'erano gli spot per i ventenni, quelli per i trentenni e così via. E c'erano le tribù: i punk e i paninari. Ora, nelle analisi di mercato, i trentenni sono considerati come i ventenni. E sono difficili da individuare: «Si muovono sul web e sui cellulari. I canali mediatici sono la palestra e gli aperitivi». In realtà, per rintracciarli basterebbe bussare alle case dei genitori. Ventotto giovani su cento vivono con mamma e papà. Forse anche per questo hanno pochissima voglia di sposarsi. Milano ha il record di «bamboccioni» celibi o nubili (a 40 anni senza fede nuziale ci arriva il 60% dei maschi). E di single. Pietro Camonchia ha 31 anni e di professione fa il manager musicale (segue i Negramaro e i Casino Royale). Comunica attraverso il blog, ha l'iPod, tutti i tipi di messaggerie (software per chattare online) ed è iscritto a un social network. Un tipico trentenne hi-tech, che dà lavoro a 17 persone. Il più vecchio ha 32 anni. «Mi confronto ogni giorno con loro». Se c'è una cosa che li accomuna, dice, è la mancanza di punti fissi. Fa l'esempio della musica. «Ora va di moda l'elettro-pop. Ma i trentenni ascoltano tutto e niente. Si lasciano trasportare dai trend. Non hanno filtri». Chi non va a bere l'aperitivo al modaiolo Radetzky, lo fa perché costa tre euro in più che nei locali dell'Isola o del Ticinese. Non perché ci vanno i fighetti, come sarebbe successo un tempo. Non sono sparite le differenze economiche. I trentenni benestanti al giovedì affollano l'Armani Caffè o il Just Cavalli. Marco ha 33 anni, lavora in un'agenzia di modelle, non è ricco (1900 euro mensili) ma i benestanti li frequenta. L'ultima tendenza, racconta, è il matrimonio chic fuori Milano: «Chi si sposa in città è considerato un poveraccio». Ma, a parte qualche snobberia da ricchi, «i trentenni non vivono conflitti ideologici», dice il sociologo Mauro Ferraresi (Iulm). «Non cercano la differenziazione ». Dieci anni fa c'erano i «precisi ». Giovani che compravano da Tincati e indossavano una sorta di divisa: scarpa inglese sotto il jeans e camicia Ralph Lauren. Il preciso smanettava su moto giapponesi: il top era la Honda Gp. Una scheggia. Il trentenne del 2008, al contrario, è globalizzato: veste casual e va in scooter. Persino in Vespa. Da ex preciso, Marco non sarebbe mai andato in un locale Arci troppo di sinistra. «Di recente ho fatto una tessera a 10 euro per tre serate. Con pochi soldi ho scoperto un mondo nuovo e underground ». Clementina è una trentenne «creativa», terrorizzata dall'idea di sposarsi. Vive in una casa di proprietà, ha l'auto, Sky, il computer sempre acceso e due cellulari. Guadagna mille euro al mese. «Come faccio? Tutto pagato dai miei. Mi vergogno a dirlo, ma senza il loro aiuto a Milano non si vive». Ecco cosa differenzia un trentenne dall'altro: mamma e papà. «Chi è finanziato dalla famiglia può fare carriera e uscire di casa. Chi non ha questo vantaggio soffre la flessibilità del lavoro, gli stipendi bassi e gli affitti alti», sentenzia Rosina. «La spesa media europea per politiche giovanili è del 2,6% del pil. In Italia è dello 0,6%». Eppure non sono diminuite le opportunità di divertimento. «I locali e le discoteche milanesi non denunciano cali di presenza», dice Ferraresi. Forse per questo paragona i trentenni agli orchestrali del Titanic. «Continuano a suonare, ma la nave sta affondando».
di Agostino Gramigna
Il ritratto dei trentenni single a Milano
Peter Pan per sempre, una vita al rallentatore
Quelle che di giorno hanno il tailleur e la sera i tacchi a spillo. Gli altri che passano le vacanze nello Zambia a costruire un ospedale.




Porta Nuova arriva il «bosco verticale»


Ci saranno opportunità anche per gli uccelli. Che potranno deporre a piacimento le uova sugli alberi delle case- bosco. E' ancora presto (per gli uccelli), perché i due grattacieli a forma di bosco, progettati da Stefano Boeri, sono virtuali. Come del resto i futuristici uffici e case double face degli architetti Lucien Lagrange e William McDonough, presentati ieri in carne ed ossa (gli architetti) da Manfredi Catella, ad di Hines, nonché regista e anima del progetto di Porta Nuova, l'avveniristico quartiere che dovrebbe nascere nel cuore di Milano. Entro il 2012. Una data avveniristica, considerati i tempi italiani di costruzione. Catella però è molto fiducioso perché, dice, «i lavori procedono con regolarità. Senza nessun caso di illegalità ». Gongola Catella, seduto a fianco degli architetti. Per più di un motivo. E' riuscito a portare a Milano due professionisti visionari di fama internazionale, abituati a progettare intere città (Cina) e sedi di multinazionali (Ford e Nike). Offre un'alternativa di oasi e di pace alle famiglie che abiteranno il bosco verticale (e agli uccelli). E soprattutto, dopo anni di polemiche, ieri ha incassato gli elogi di Legambiente e del rappresentante del comitato dei cittadini dell'Isola (gli edifici sono sottoposti ai criteri di valutazione ambientale del Leed). Quasi non credeva alle loro parole. «E' la prima volta che mi capita in tre anni di lavoro. Segno che abbiamo operato bene bene». L'assessore all'Urbanistica Masseroli annuisce e gongola pure lui. E non si fa scappare l'ennesima occasione per storicizzare. «Milano è a una svolta ambientale. Dopo 50 anni abbiamo un nuovo piano territoriale. Fatto di dialogo tra privati e pubblico. Non più vincolato dai vincoli che hanno bloccato lo sviluppo». Di limiti non se n'è posti nemmeno l'architetto Boeri. Almeno in altezza e quantità di alberi: nelle sue due torri ne cresceranno circa 900. In sintonia con McDonough, teorico dell'abbondanza e della creatività in architettura, Boeri ha spiegato la sua idea: «Se sviluppiamo su una superficie piana il verde previsto nei 150 appartamenti delle torri, otteniamo un bosco di un ettaro ». Le specie degli alberi sono una cinquantina, alti anche 8 metri. Il bosco verticale dovrebbe abbattere di 2 gradi la temperatura e ridurre inquinamento e rumore. Un paradiso per chi potrà goderselo: sarà come vivere in campagna abitando in pieno centro cittadino. Ma chi potrà permetterselo un appartamento del genere? Solo i costi della gestione del verde fanno supporre cifre non proprio eco-sostenibili. Senza contare altri elementi ad alto valore immobiliare: un parco, quattro linee di metrò (quando saranno realizzate), due stazioni, un hotel di lusso, materiali hi-tech e riciclabili ed energia fotovoltaica a volontà. Le richieste già ci sono. Quanto costerà un immobile? Catella non lo dice: «Non abbiamo ancora calcolato il prezzo». Nella zona di Porta Nuova una casa di 100 mq può valere oggi 800 mila euro. Dato che interessa poco l'architetto Lagrange. Che invece preferisce raccontare l'incontro con Catella. Un anno fa, a Chicago: «Ho accettato dopo un secondo. Per un architetto è fantastico lavorare in una città come Milano». Motivo? «E' così ricca di zone popolate. E vibranti».
Agostino Gramigna

Botteghe trasformate in abitazioni così si vive nei negozi abbandonati
Il commercio al dettaglio abbandona intere vie e lascia spazi da occupare e ristrutturare. Come abitazioni. Al 30% in meno dei prezzi di mercato
di Anna Cirillo
Vivere in vetrina. In negozi trasformati in case. Complice la micidiale crisi del commercio al dettaglio, con il piccolo esercizio che muore, e la fame di case a prezzi più contenuti. Una tendenza che si sta sviluppando a macchia d'olio, nei quartieri residenziali più chic come nelle periferie. Scompaiono lavanderie, fruttivendoli, macellai, mercerie, fornai, elettrauti ai piedi dei condomini, e negli stessi spazi spunta un'abitazione. Costo, 30 per cento in meno. Basta una sapiente ristrutturazione, per recuperare cucinotto, bagno, zona giorno e letto nel soppalco, non importa se direttamente su strada e circondata da muri ciechi. Sul fronte del marciapiede resta la vetrina, opaca, per impedire sguardi indiscreti, a volte chiusa da una saracinesca. Oppure sostituita, quando il condominio lo concede, con mezzo muro. Appartamenti spesso piccoli - ma c'è chi accorpa negozietti per avere qualche metro in più - quasi sempre bui e senza finestre. La luce e l'aria arrivano direttamente dalle vetrine con i vetri oscurati, strutturate in modo da poter essere aperte, magari a bocca di lupo. O, nei casi più fortunati, da una finestra sul retro, nel cortile dello stabile, dove di solito c'è anche la porta d'entrata. Spuntano a macchia di leopardo nella città. In via Salutati ce ne sono due, uno abitato, al 15, e l'altro (era un elettrauto, al 17) in ristrutturazione. In via Savona 27 le vetrine dell'ex Voxon, televisori, sono diventate quattro appartamenti, abitati da giovani, coppie, ma anche da una signora di mezza età che ha arredato il suo con tappeti e lampadari in cristallo. In via Bergognone 5 l'ex antennista ha ceduto il posto a una casa mascherata da una ricca grata in ferro battuto. La piccola lavanderia di via Balbo 10 è ora un due vani con vista sul marciapiede. Due sono spuntati in via Confalonieri, sei in via Giambellino. Ce n'è in via Villoresi, ma anche in viale Padova, nel quartiere Adriano, così come a Rogoredo, dove in via Monte Palombino l'ex panificio è un alloggio e in via Freikofel il negozio dell'ortolano è abitato da extracomunitari. Non ci sono intoppi per il cambio di destinazione d'uso, il Comune la favorisce e non fa pagare oneri. "Se queste operazioni avvengono in zone residenziali, dove ci deve essere il 75 per cento di residenze che può essere portato al 100 per 100, la norma prevede la possibilità di trasformazione - spiega Giancarlo Bianchi Janetti, direttore dello Sportello unico per l'edilizia del Comune, settore Urbanistica - Oggi il dettaglio è in crisi e il commercio ai piedi degli edifici regge solo con bar o pizzerie. Di ex negozi-case ce ne sono. Su 12 mila piccole opere all'anno in Milano, i cambi di questo tipo non superano i mille, direi il 10 per cento del totale». E l'abitabilità? «Viene data agli edifici all'edificazione, e permane". "Con la legge regionale 12 del 2005 le modifiche di destinazione si sono rese più agili - dice l'architetto Francesco De Agostini, della Fondazione Ordine degli architetti - La pratica amministrativa è una semplice Dia, accompagnata dal parere favorevole del condominio, e nelle zone residenziali il cambio non è neppure oneroso". "Con la dichiarazione di inizio attività, in cui ci metto anche il cambio di destinazione - aggiunge l'architetto Natale Comotti, consigliere comunale del Pd - Se entro 30 giorni non viene fatta alcuna osservazione si è legittimati a iniziare i lavori. Non c'è alcun tipo di controllo. I negozi di vicinato, punto di riferimento soprattutto per gli anziani, non reggono la concorrenza dei grandi centri e chiudono. Ma si perde così una componente del tessuto sociale molto importante. Si snatura la zona, e salta il meccanismo di programmazione sui fabbisogni del quartiere". "Il Comune non dovrebbe consentire questi cambi di destinazione, è come rompere un equilibrio. Se si tolgono i negozi dai quartieri non si rianima certo la città, la si impoverisce - sostiene Giorgio Montingelli, dell'Unione del commercio - Con la richiesta di appartamenti diventa più conveniente la trasformazione del negozio in casa. L'intento è speculativo nelle zone residenziali di alto livello, ma il fenomeno è molto diffuso anche in periferia, in zone degradate".
Si balla sulla sabbia, come a Ibiza
















Milano si fa in cento per la salute
Il benessere sbarca in città: per 11 giorni incontri, screening, stand e ambulatori nei giardini e nelle piazze
Milano si fa letteralmente in cento per portare informazione e prevenzione in ogni angolo della città con «I giorni della salute». A partire dal 5 giugno infatti, per undici giorni, volontari ed esperti saranno in strada per spiegare ai cittadini le malattie, effettuare screening gratuiti e parlare di salute in diversi eventi culturali, per un totale di più di cento iniziative. «Milano diventa la capitale della salute - ha spiegato oggi Giampaolo Landi di Chiavenna, assessore comunale alla salute - grazie a un ricco calendario di iniziative, alcune di carattere scientifico, altre di carattere politico istituzionale, altre ancora dedicate ad aspetti più ludici e di intrattenimento. Undici giorni - aggiunge - in cui la città vivrà intensamente tutti i suoi luoghi: giardini, parchi, quartieri periferici e centro, e non mancheranno spettacoli, mostre, incontri e convegni per creare la "cultura della salute"». Avrà ampio spazio la prevenzione del cancro, con la Lega italiana lotta tumori (Lilt) che grazie a una unità mobile porterà lo screening gratuito delle patologie della pelle in tutta la città. Forte attenzione anche per le malattie cardiovascolari, con la Fondazione centro di cardiologia «De Gasperis» che girerà i principali mercati di zona per misurare pressione, circonferenza vita, peso e altezza, oltre a fornire un consulto cardiologico. Ma si parlerà anche di diabete, salute mentale, abuso di droghe e alcol e disabilità. Fra i camper che faranno le «ronde» della salute in città, c'è l'unità mobile della Lega italiana per la lotta contro i tumori, che con i suoi dermatologi offrirà la possibilità di fare screening sanitari per una diagnosi precoce delle patologie della pelle. In piazza della Scala sosterà l'unità mobile dell'Avis con una missione: diffondere la cultura della donazione. Si occuperà di Hiv invece il bus targato ospedale Sacco e San Raffaele che con il sostegno delle associazioni milanesi contro l'Aids, propone un test espresso per l'Hiv. L'elenco completo delle iniziative è disponibile sul sito www.comune.milano.it/igiornidellasalute.
Villa Necchi, un gioiello in dono alla città
Nel cuore della città apre al pubblico, dopo tre anni di restauri, una casa museo degli anni Trenta. Crespi (Fai): «Un tesoro da vivere».
Riapre a Milano, nel cuore della città, dopo oltre tre anni di restauri costanti più di 6 milioni di euro, Villa Necchi Campiglio, donata nel 2001 al Fai ed ora casa museo. Costruita tra il 1932 e il 1935 in via Mozart dall'architetto Piero Portaluppi ed aggiornata successivamente dall'architetto Tomaso Buzzi, Villa Necchi è circondata da un ampio giardino al cui interno si trovano, vera novità per gli anni trenta, una piscina e un campo da tennis. Due collezioni arricchiscono la villa: la raccolta d'opere d'arte del primo Novecento di Claudia Gian Ferrari (con 44 opere che vanno da Arturo Martini a Giorgio Morandi, da Giorgio de Chirico a Mario Sironi) e la collezione di dipinti e arti decorative del XVIII secolo donata da Alighiero ed Emilietta De' Micheli (con dipinti del Canaletto, Tiepolo, Marieschi e Rosalba Carriera oltre a preziose porcellane cinesi e maioliche lombarde, miniature di Jean Baptiste Isabey appartenute a Napoleone). Dal 30 maggio la villa si potrà visitare pagando 6 euro ma, come ha tenuto a precisare la presidentessa del Fai, Giulia Maria Crespi «al suo interno si potranno tenere convegni, celebrare matrimoni, festeggiamenti. La villa sarà aperta anche alla sera, con la sua caffetteria davanti alla psicina e il campo da tennis. Una villa museo quindi non solo da visitare - ha sottolienato Crespi - ma che tutti i milanesi possono vivere personalmente».
La Villa sarà aperta al pubblico da mercoledì a domenica dalle 10 alle 18, mentre il bar-caffetteria aprirà a metà giugno tutti i giorni fino alle 21. Con l’apertura di Villa Necchi Campiglio si avvierà da settembre anche il progetto del circuito delle quattro case museo milanesi che coinvolge il Museo Poldi Pezzoli, il Museo Bagatti Valsecchi e Casa Boschi-Di Stefano. Villa Necchi Campiglio fu costruita da una famiglia illuminata dell’alta borghesia pavese che, trasferitasi a Milano, fece della sua casa un cenacolo di aggregazione culturale aperto al mondo. All’età di 30 anni Angelo Campiglio mette da parte la professione di medico per accogliere l’offerta del suocero Necchi di dare insieme vita alla Neca, una grande fonderia pavese di ghisa. Altrettanto prosperosa la società creata dal terzo fratello Necchi, Vittorio, che dà avvio alla produzione di quella che diventerà uno dei simboli dell’Italia industriale: la celebre macchina da cucire Necchi. A quasi 80 anni dalla sua realizzazione la dimora stupisce per il lusso degli optional - la piscina riscaldata, il campo da tennis, gli smisurati bagni di marmi preziosi - per il suo centralissimo isolamento e per la straordinaria intuizione di dotarla di tutti gli strumenti tecnologici più avanzati, da un sistema di comunicazione interno via citofoni fino all'immensa saracinesca che salendo elettricamente dal suolo ne chiude l’ingresso di notte.
Gianna era ammalata da anni di sclerosi multipla. Era una donna ancora giovane, di bell’aspetto, serena, ma non poteva quasi più muoversi ed era costretta a trascorrere le sue giornate sulla sedia a rotelle.
Sola, poiché il marito usciva ogni giorno per andare al lavoro, restava ore ed ore ad osservare in silenzio un piccolo spiraglio di cielo che compariva tra le facciate e i tetti delle altre case. In genere quel pezzetto di cielo era grigio, nuvoloso, annebbiato, come è spesso il cielo di Milano, ma a volte risplendeva

Sapendo della sua situazione, passavamo quasi quotidianamente a salutarla e ad aiutarla nei suoi bisogni immediati.
Lei parlava a fatica, spesso non stava bene, non poteva più sorridere, ma non l’ho mai sentita lamentarsi con asprezza.
Fissava sempre il cielo e sembrava vedere quello che per me era incomprensibile.
Un giorno di primavera in cui il sole splendeva e io ero particolarmente scontenta poiché pensavo che non era giusto che una persona giovane dovesse rinchiudersi in un bigio ufficio a lavorare, mentre fuori c’era tanta allegria, passai un momento a salutarla.
Lei, durante la mia brave visita, mi ha detto: “ Vedi oggi sono particolarmente felice poiché il cielo è di uno splendido azzurro, così penso che tanti altri lo guarderanno e potranno sentirsi felici come me. Anche quelli che sono tristi, anche quelli che sono disperati, forse oggi guarderanno il cielo e si sentiranno più sollevati.”
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Quando Gianna è morta, suo marito, che l’accudiva in tutto, diceva che la perdita di sua moglie gli aveva lasciato un vuoto incolmabile.
Pur essendo ancora giovane non si è più risposato
Brera-Solferino, lusso discreto tra Pinacoteca e botteghe
Vie senza «marchi» e la Galleria d' arte tessile antica. «Qui c' è shopping e cultura». Case a 13mila euro al mq. Le due «signore» della città d' una volta sono la naturale prosecuzione una dell' altra, vie di lusso senza luci abbaglianti.
Non c' è nulla di eclatante. Non ci sono insegne abbaglianti, né luci folgoranti. A volte c' è persino, incredibilmente, silenzio. Un silenzio da ascoltare, da percepire, quasi sospettoso visto che lo si sente in una strada di Milano. Anzi, due. Via Solferino, via Brera. Una la naturale prosecuzione dell' altra. Via Brera che non potrebbe che avere quale unico prolungamento via Solferino. E viceversa. Tagliate in due da una trafficatissima via Pontaccio, le due «signore» della Milano di una volta, del traffico se ne infischiano, addirittura permettendosi di esigere rumori soffusi, nessun fracasso, nessun frastuono come se quelli che passano di lì, improvvisamente sapessero il da farsi: parlare piano, muoversi con tatto. Sarà la Pinacoteca di Brera a incutere timore? O l' Orto Botanico, o l' Osservatorio Astronomico? Sarà quel che sarà, sta di fatto che in questa zona si respira un' aria diversa. Forse è per questo che nel cosiddetto quartiere di Brera (comprensivo di via Solferino) è tanto bello viverci. Forse è per questo che il commercio è considerato rionale, senza marchi «chiassosi» (per alcuni «volgari») ma di richiamo, forse è per questo che le cosiddette multinazionali snobbano il quartiere convinte (con ragione) che non ci sia il business dei grandi numeri. D' altronde, parlano i prezzi: 700/800 euro al metro quadro per un negozio in affitto, anche fino a 13 mila euro al mq per un appartamento in vendita. Ben altra storia rispetto al quadrilatero. Niente moda da fashion victim o da amante del logo in bella vista ma chicche da indossare come quelle che si vedono esposte da Kristina Ti (per quelle che la moda la sanno interpretare) o da Cavalli e Nastri (per le intenditrici del vintage autentico) o da Merù (per quelle che amano mettersi un gioiello e averlo addosso tutta la vita). Il trend sta tutto lì, in botteghe, più che negozi capaci di proporre pezzi a la page senza essere schiavi delle tendenze. Senz' altro non manca una certa puzza sotto il naso, una certa arroganza radical chic. Ma ce n' è ben donde grazie a indirizzi come il Museo Minguzzi, la recentissima Mediateca di Santa Teresa, le numerose gallerie d' arte moderna e contemporanea e i tanti artisti che hanno fatto del quartiere (ormai da sempre) il loro punto di riferimento. Non da meno poi, sono certi locali, come il Jamaica, il «Caffè degli Artisti», fondato nel 21 e frequentato dal «Consorzio dei Cervelli»: Gianni Dova, Roberto Crippa, Cesare Peverelli, Tassinari, Sambonè, Treccani, Borlotti. Lì ritrovavi le personalità della vita intellettuale milanese e nazionale, pochi metri e li rivedevi al Corriere. Non c' è dubbio che siano tante le perle di queste strade. Ce n' è una che la rende unica al mondo: la Galleria di arte tessile antica, di tappeti e arazzi, Moshe Tabibnia, 2.000 oggetti che rappresentano la più alta concentrazione di pezzi d' alta epoca dell' intero pianeta. E scopri che proprio Milano è la città più attiva nel settore del tessile antico con una quantità di collezionisti impressionante. E' come scoprire una terra sconosciuta. Qui c' è tutto lo scibile in fatto di tappeti e arazzi da museo: c' è una biblioteca specializzata aperta al pubblico, c' è il laboratorio di conservazione, c' è il centro ricerche e lo spazio per custodire pezzi anche non della galleria. E vieni a sapere che il tappeto più importante e più famoso al mondo è al Poldi Prezzoli, il cosiddetto «Caccia» in esposizione con altre meraviglie fino al 18 ottobre alla mostra «Il Frammento ritrovato.
di Bulbarelli Paola - corriere della sera